Domenica, 05 Settembre 2010

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Il ginocchio può attendere

05-03-2010
Intervenire immediatamente o programmare l’intervento in attesa che si risolvano altri problemi clinici? Di fronte a un ginocchio che ha subito traumi gravi (come un incidente stradale) che comportano la lesione di più legamenti, il momento migliore per intervenire chirurgicamente finora non era stato chiaramente definito. Diversi studi avevano indicato che la tempestività fosse da preferire all’attesa, anche se l’intervento precoce può portare a una perdita di estensione del ginocchio. Ora, però, una ricerca pubblicata su The Journal of Bone and Joint Surgery rimescola le carte.

LA RICERCA - Dopo aver analizzato 24 studi in cui erano stati analizzati quasi 400 interventi di «riparazione» di lesioni legamentose multiple, un team di ricercatori del dipartimento di chirurgia ortopedica dell’University of Virginia di Charlottesville (USA) ha evidenziato che non fa alcuna differenza, dal punto della qualità del recupero dell’articolazione, intervenire subito o in un secondo momento (dopo più di tre settimane). «Anche se recenti ricerche suggeriscono che l’intervento in urgenza sia superiore per tutti gli indicatori a quello “in elezione”, il nostro studio rivela che l’intervento posticipato restituisce un ginocchio con la stessa stabilità di quello eseguito in urgenza», ha illustrato William R. Mook, primo firmatario della ricerca. Anzi, ad analizzare i dati si evince che in taluni casi attendere comporta anche dei vantaggi: i pazienti che avevano subito un intervento precoce, infatti, presentavano una minore stabilità del ginocchio e avevano una minore capacità di piegarlo completamente rispetto a quelli che avevano subito l’intervento in elezione. «La ragione di ciò non è chiara», ha commentato Mook. È infatti impossibile comprendere se altre condizioni cliniche abbiano influito sul tipo di intervento eseguito e sul successivo recupero. «La popolazione dei pazienti osservata - ha spiegato - è eterogenea e la chirurgia può essere ritardata per una varietà di ragioni. È difficile dire quali procedura sia stata rimandata in maniera intenzionale e in quali casi ciò sia avvenuto per altre ragioni mediche che sono emerse a seguito del trauma iniziale».

LA TERZA VIA- In sostanza, i dubbi rimangono. Tuttavia è lo stesso studio a fornire una soluzione al dilemma: dall’analisi dei dati, infatti, emerge che, in realtà, i risultati migliori non si ottengono né con l’intervento in urgenza né con quello posticipato, bensì con una combinazione dei due. Risolvendo cioè una parte dei danni immediatamente e una parte in un secondo momento. Sono infatti i pazienti che hanno subito questa tipologia di intervento a riportare i risultati migliori: più alta soddisfazione del paziente e minori deficit nella mobilità, anche se questa tipologia di intervento può richiedere ulteriori operazioni per correggere la rigidità delle articolazioni. Lo studio è risultato inoltre utile per capire in che modo impostare la riabilitazione: ha infatti appurato che la mobilizzazione precoce è da preferire all’immobilizzazione (anche se ciò può comportare più spesso dei problemi nell’estensione della capacità di movimento) e che una riabilitazione più aggressiva può evitare la necessità di ulteriori interventi per correggere la rigidità delle articolazioni.

Fonte (Corriere Salute)