Novità farmaci
Le altre ...
Telomeri, promessa anti-cancro da Nobel
15-10-2009
Sono divenuti noti al grande pubblico solo la settimana scorsa, grazie al Premio Nobel per la medicina assegnato a Elizabeth H. Blackburn, alla sua allieva Carol W. Greider e a Jack W. Szostak. Ma i telomeri sono da alcuni anni uno dei fronti più promettenti nella lotta contro il cancro. L'inserto Salute de la Repubblica spiega quali sono le prospettive di ricerca in questo interessante campo della genetica.
«I telomeri - scrive il settimanale - sono stati "scoperti" dal grande pubblico la settimana scorsa, col Premio Nobel per la medicina dato a Elizabeth H. Blackburn, alla sua allieva Carol W. Greider e a Jack W. Szostak. I telomeri sono particolari regioni del dna alla fine dei cromosomi, con funzione di cappucci protettivi. Nelle nostre cellule i telomeri subiscono un accorciamento ad ogni divisione cellulare. Quando l'accorciamento è tale da alterare l'integrità dell'informazione genetica del cromosoma, la cellula si autodistrugge. La natura però ha messo a disposizione l'enzima telomerasi, scoperto da Carol W. Greider quando era una studentessa di ventitre anni, che pilotando la ricostruzione del telomero può opporsi al destino di vecchiaia e morte delle cellule».
«Analogamente - si continua a leggere - le cellule tumorali acquisiscono una sorta di immortalità garantendosi indefinite replicazioni proprio grazie a un aumento della telomerasi e alla diminuzione del controllo di morte cellulare programmata. In quasi tutti i tumori umani la telomerasi è molto attiva. Le ricerche premiate col Nobel hanno individuato due obiettivi: mantenere la telomerasi attiva e vivace e i telomeri lunghi e forti può essere un antidoto alla vecchiaia, da cui l'invenzione fantasiosa di (ovviamente inattive) "creme alla telomerasi"; dall'altra l'inattivazione dell'enzima e l'accorciamento del telomero come strategia anticancro».
«Esistono molti studi sperimentali - prosegue l'articolo - basati sull'ingegneria genetica o sugli anticorpi monoclonali, che suggeriscono che sì, eventualmente, una cellula neoplastica inibita nella sua telomerasi è costretta anch'essa alla morte per logoramento. Allo stato attuale, uno dei pochi composti inibitori della telomerasi è il GRN163L, un oligonucleotide studiato come possibile agente terapeutico per la terapia della Leucemia Linfocitica Cronica e di alcuni tumori solidi, tra cui il tumore del polmone non a piccole cellule in combinazione con farmaci citotossici o biologici».
«È evidente - si legge ancora - che gli approcci anti-cancro mirati all'accorciamento dei telomeri tramite l'inibizione della telomerasi messi a punto a livello sperimentale non hanno ancora molte applicazioni cliniche: è necessario renderli assolutamente specifici alla cellula tumorale, per non indurre un processo di senescenza globale dell'organismo e pagare con la vecchiaia precoce la lotta al cancro».
«Una finestra di opportunità - conclude Salute - è data dal fatto che le cellule tumorali hanno telomeri un po' più corti rispetto alle cellule staminali somatiche o alle cellule germinali, e dunque si può immaginare un approccio mirato alla neoplasia che non colpisca le cellule sane. Ricordando che la telomerasi è un enzima complesso che contiene una "trascrittasi inversa" telomerica, un'altra nuova fonte di opportunità ci viene dalla lotta all'Hiv, il virus dell'Aids: l'Hiv, come virus a Rna, per replicare deve utilizzare anch'esso una trascrittasi inversa, analoga a Tert. Inibitori nati per combattere l'Hiv potrebbero un giorno avere una funzione anticancro».
Fonte:
Salute di Repubblica